Disoccupazione giovanile: le ricadute sull’economia

Soltanto alcuni giorni fa un rapporto di Eurispes ci ha informato che un giovane su 10 non ce la fa a continuare una sua vita autonoma e deve tornare a casa con i genitori. Il problema è che l’incremento occupazionale tanto sbandierato da alcuni è in realtà costituito da contratti a termine o da prestazioni con Voucher mentre molti altri giovani con contratti più “tutelati” perdono il lavoro a causa delle difficoltà delle aziende.  Ieri abbiamo dato notizia del superamento della quota 40% della disoccupazione dei giovani tra i 15 e i 24 anni ma non va moto meglio nella fascia successiva, fino a 34 anni. I giovani senza occupazione, che riflesso hanno sull’economia nazionale?

Ogni persona senza lavoro è una persona in meno che dà entrata erariale, per tasse dirette e indirette. Non avendo reddito, non può spendere, contribuendo alla contrazione dei consumi. Per lo stesso motivo non può crearsi una famiglia, acquistare una casa, fare un prestito per acquistare mobili o un’auto. Molti genitori si trovano ad aiutare i loro figli, con ogni mezzo possibile, spesso rinunciando a molti acquisti e anche questo comporta un freno allo sviluppo dell’economia.

Un giovane senza lavoro non è soltanto un dramma sociale, una persona che quando diventerà anziano non avrà una pensione adeguata ma è subito un freno incolpevole all’economia nazionale. Se vogliamo tornare ad avere un’economia decente, non si può non passare dalla massima occupazione giovanile possibile, non certo avere il 40,1% di disoccupazione giovanile. Domanda: ma il Jobs Act non doveva contribuire a risolvere il problema?